La metodologia utilizzata nel calcolo del costo dello stato
Il sito CostodelloStato.it presenta un semplice modello per stimare il valore attuale netto delle imposte pagate dall’individuo nel corso della sua vita attesa. Tale valore verrà confrontato (a) con la spesa pubblica che egli riceve in cambio; (b) col “valore” dei servizi pubblici misurati a “costi standard” dell’Ue27; (c) col “valore” dei servizi pubblici misurati a “costi standard” dell’eurozona; (d) col capitale che sarebbe stato generato se quel flusso di cassa fosse stato investito a tassi di mercato.
Ovviamente il modello poggia su alcune ipotesi “eroiche” e ha valore puramente qualitativo. Tuttavia, specie per individui che abbiano un reddito prossimo a quello mediano, riteniamo che esso possa fornire indicazioni utili a comprendere il “doppio dividendo” negativo che gli italiani pagano alle pubbliche amministrazioni. In primo luogo, il “costo dello stato” (inteso come porzione del reddito che i contribuenti trasferiscono all’erario) supera in misura significativa il flusso di spesa ricevuto in cambio; secondariamente, il “costo” dei servizi pubblici italiani supera in misura altrettanto importante il loro “valore”, nel senso che se l’Italia potesse produrre i servizi con la stessa efficienza degli altri paesi europei, spenderebbe circa il 15-20 per cento in meno.
Logicamente questi scostamenti non vanno presi alla lettera e non hanno valore scientifico, ma rappresentano una ragionevole stima di quanto la cattiva organizzazione delle amministrazioni pubbliche sia un fattore determinante sia dell’alto livello di spesa (e di conseguenza della sua rigidità), sia del corrispondente elevato livello della pressione fiscale. La spesa, in particolare, include tutta la spesa pubblica con l’esclusione della spesa pensionistica e di quella per il servizio al debito pubblico. Nel caso delle pensioni la ragione è che consideriamo “a regime” la riforma Fornero, sicché, in valore attuale e in media, la rendita previdenziale è equivalente ai contributi versati (che infatti non vengono conteggiati nella parte relativa alla stima delle imposte pagate). Per quanto attiene gli interessi, essi non sono il corrispettivo di un servizio reso al contribuente, ma il prezzo dell’irresponsabilità fiscale passata, per cui non ci pareva sensato considerarli come spesa in senso lato “utile” al contribuente. Per il resto, la spesa è stata disaggregata tra le seguenti voci: legge ordine e difesa; sanità; istruzione; spese generali del governo. Per ciascuna di queste voci si è ipotizzato un diverso andamento in funzione dell’età e si sono individuati indicatori di performance in modo tale da stimare, sia per l’Italia sia per i benchmark europei, una sorta di “spesa per unità di qualità” che è poi servita a costruire una stima dello “spreco” italiano.
Il prelievo fiscale è invece stato articolato in imposizione diretta e indiretta. La prima tiene conto delle attuali aliquote Irpef, ridotte in modo tale da tener conto dell’effetto di deduzioni e detrazioni. La seconda, che è stata costruita sulla base delle stime esistenti del gettito Iva per decili di reddito, considera pure le altre imposte indirette e le imposte sul reddito d’impresa (che si assumono incorporate nel prezzo di mercato di beni e servizi).
Il modello non tiene conto dell’inflazione e assume inoltre che (a) la struttura del fisco e della spesa pubblica non cambierà negli anni; (b) i redditi crescono essenzialmente in funzione dell’età e seguono l’andamento medio dei redditi per fascia d’età stimati dalla Banca d’Italia; (c) ciascun individuo smetterà di lavorare al compimento del 65esimo anno di età, e dal successivo inizierà a percepire una pensione (su cui pagherà le imposte dirette) pari al 65 per cento dell’ultimo reddito percepito; (d) i costi generali dello Stato crescono mediamente dello 0,5 per cento l’anno, in linea con l’aumento medio dei redditi degli italiani osservato negli ultimi dieci anni. Questo aumento è stato applicato anche ai costi medi dell’Ue27 e dell’eurozona per omogeneità.
Ulteriori informazioni sulla metodologia di calcolo di CostodelloStato.it si possono trovare nel capitolo del libro Sudditi dedicato al progetto.

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